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Caserta e la Campania
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PF2 - Le Grotte della Fede
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I Longobardi, che per anni sono stati
padroni della pianura alifana, veneravano S. Michele Arcangelo.
Dei loro santuari, sparsi un po’ dovunque, sono sicuramente da
visitare le due più famose grotte dell’area, quella che
si trova nell’area di Rupecanina e l’altra, a Gioia Sannitica.
Situata alle falde meridionali della collina del Castello di Rupecanina,
la grotta, ampia e molto alta, è stata esplorata soltanto pochi
anni fa. Durante la preistoria è stata sicuramente dimora degli
uomini primitivi che hanno lasciato tracce di antichissime pitture oggi
non più visibili. I Longobardi utilizzarono questa grotta come
un santuario rupestre dedicato a San Michele Arcangelo, realizzando
al suo interno una vera e propria chiesa formata da un tabernacolo con
una volta sorretta da quattro pilastri, che ricopre un piccolo altare
in muratura, piccole nicchie che contenevano statuette o immagini sacre
e una vasca circolare che costituiva il fonte battesimale. Sui ruderi
di questa architettura rupestre vi sono tracce di affreschi visibili
sia all'interno della grotta che sull'ingresso. La cappella antistante
l'entrata è della prima metà del XVIII secolo e al suo
interno c'è una statua del santo, presentato come un guerriero
alato, che regge, nella mano sinistra, le bilance per il giudizio delle
anime e, nella destra, una spada con la quale colpisce il drago simbolo
della ribellione a Dio. All'entrata della grotta si nota,da un lato,
una foro nella roccia, dall’altro un’impronta che sembra
lasciata da grosse e lunghe unghie.
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Da queste immagini è nata la leggenda che narra che qui vi
fu un’aspra lotta tra il Demonio e l'Arcangelo Michele. Questi
impose al Maligno di rientrare negli abissi da cui era uscito, dandogli
la dimostrazione della sua forza forando con la sua spada, all'ingresso
della grotta, la viva roccia in tutto il suo spessore. Il Demonio
volle fare altrettanto con i suoi artigli, ma riuscì solo a
graffiare la pietra e quindi, sconfitto, sprofondò nell'Inferno
per il fondo della grotta. L'Arcangelo tornò alla sua grotta
di Monte Sant'Angelo, percorrendo un lungo cammino sotterraneo al
di sotto del Matese e del Promontorio del Gargano. Da allora si ritiene
che le due grotte siano in comunicazione. Il paese di Raviscanina
va in pellegrinaggio alla grotta l'8 maggio, Sant'Angelo il 29 settembre.
Pranzo in agriturismo.
L’altra grotta dedicata a San Michele Arcangelo e risalente
al periodo longobardo, è invece nel territorio di Gioia Sannitica,
ed è raggiungibile attraverso un viottolo di circa 400 metri
che conduce fino al muro di cinta della cappella, posta sotto un grande
arco naturale ricoperto di lecci. La cavità prosegue sulla
destra con una scala scavata nella roccia che si ferma davanti ad
un piccolo cunicolo. La grotta contiene pregiati affreschi come quasi
tutti i santuari rupestri medievali. All'ingresso vi è un altare,
ospitato nella piccola cappella. Si racconta che, passando nei pressi
della grotta, l'Arcangelo Michele si sia fermato per poi proseguire
il viaggio fino a raggiungere il Gargano in Puglia.
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